Cos’è Odoo, e perché
lo abbiamo scelto
Odoo è un gestionale modulare: un solo programma che copre vendite, acquisti, magazzino, produzione, contabilità, progetti e persone. Siamo consulenti di operations, non rivenditori di software: prima di legarci a uno strumento lo abbiamo confrontato con le alternative. Questa pagina spiega con quali argomenti abbiamo deciso, e in quali casi diciamo di no.
Ottenuto in meno di sei mesi dalla nascita di Wedoo. Lavoriamo su Odoo tutti i giorni, anche per noi stessi: questo sito gira su Odoo.
Cos’è Odoo,
detto senza gergo
Se sei arrivato qui cercando «Odoo» e non hai ancora chiaro di cosa si tratti, questa sezione basta. Sono fatti, non argomenti di vendita: gli argomenti vengono dopo.
Un unico programma, diviso in applicazioni
CRM, Vendite, Acquisti, Magazzino, Produzione, Contabilità, Progetti, Risorse umane e altre decine. Attivi quelle che ti servono, le altre restano spente. Tutte condividono lo stesso database: un cliente, un prodotto, un documento esistono una volta sola.
Open source, in due edizioni
Il cuore di Odoo — l’edizione Community — è open source. L’edizione Enterprise aggiunge funzioni, aggiornamenti di versione e assistenza, e si paga a licenza. Condividono la stessa base: si passa dall’una all’altra senza rifare il progetto.
Belga, non americano
Odoo nasce in Belgio nel 2005 dall’idea di Fabien Pinckaers. Oggi l’azienda dichiara 28 milioni di utenti, più di 8.000 dipendenti e oltre 21.000 partner nel mondo. Ha una sede italiana a Milano.
Tre modi di ospitarlo
In cloud gestito da Odoo, su Odoo.sh — la piattaforma con Git, ambienti di prova e backup, quella su cui gira anche questo sito — oppure su un server tuo. La scelta cambia costi e livello di controllo, non le funzionalità.
La localizzazione italiana c’è
Fatturazione elettronica verso lo SdI, piano dei conti italiano, split payment, reverse charge, ritenuta d’acconto e bollo fanno parte della localizzazione standard. I cedolini no: le paghe restano al consulente del lavoro o a un verticale, e si integrano.
Una versione nuova ogni anno
Odoo rilascia una versione all’anno. Meno personalizzazioni ha il tuo sistema, meno costa restare aggiornato — ed è la ragione tecnica, non ideologica, dietro il nostro «standard prima, sviluppo solo se serve».
Tre argomenti,
in ordine di importanza
Wedoo nasce da ingegneri con oltre 25 anni di consulenza alle spalle. Abbiamo guardato Odoo con gli occhi di chi poi deve farlo funzionare in azienda, non di chi lo deve vendere. Questi sono i tre motivi che hanno deciso, nell’ordine in cui contano davvero.
Parte dai processi
Odoo non è un archivio di documenti con sopra delle maschere: è costruito sul flusso di lavoro. L’ordine diventa una consegna, la consegna un movimento di magazzino, il movimento una riga di costo — senza che nessuno ricopi niente da una parte all’altra. Chi l’ha disegnato aveva in testa il lavoro, non la registrazione del lavoro. Per chi fa analisi dei processi di mestiere è la differenza fra configurare uno strumento e combatterlo, e si sente al terzo giorno di progetto.
È già completo
Quello che serve alla stragrande maggioranza delle imprese è già dentro, nativo. Non è un ERP a cui aggiungere un CRM comprato altrove, un e-commerce di un altro fornitore, un helpdesk di un terzo e un modulo firme di un quarto: sono tutti lì, scritti dalle stesse persone e aggiornati insieme. È esattamente il nostro approccio — attivare quello che serve quando serve, e lasciare il resto pronto per quando l’azienda cresce.
Il conto finale è più basso
Non per il prezzo della licenza. Perché sparisce quasi tutto il resto: i canoni dei quattro o cinque strumenti che sostituisce, i connettori che li tenevano insieme e, soprattutto, il costo che non compare in nessun budget — il tempo speso a far quadrare numeri che non quadrano. È l’argomento che convince di più e che si racconta di meno, quindi lo apriamo qui sotto.
Il conto che
nessuno fa
Quando si confronta Odoo con gli strumenti che un’azienda ha già, si confrontano i canoni. È la voce piccola. Le altre due sono più grandi e si vedono solo dopo aver firmato.
Il costo diretto delle applicazioni
Un CRM, un gestionale, un software di magazzino, uno di helpdesk, uno per le firme, uno per le note spese, uno di business intelligence. Sette canoni, sette fornitori, sette contratti con scadenze e condizioni diverse. Presi uno per uno sembrano tutti ragionevoli: è la somma che nessuno guarda mai in una riga sola.
Il costo diretto dei connettori
Poi quegli strumenti vanno collegati. Ogni collegamento è un progetto, o un abbonamento a una piattaforma di integrazione, o tutti e due. E si paga due volte: la prima per costruirlo, la seconda ogni volta che uno dei due capi cambia versione e il ponte si rompe — di solito di venerdì.
Il costo indiretto, quello grosso
È il doppio inserimento. È l’anagrafica cliente scritta in due modi in due sistemi. È la riunione in cui si discute di quale numero sia quello giusto invece di decidere. È il fatto che, dopo un po’, nessuno si fida più dei dati e riparte da un foglio di calcolo. Non compare in nessun budget e, nella nostra esperienza, vale più delle altre due voci messe insieme.
Tutta l’azienda
in un programma solo
Odoo copre oltre 40 aree applicative native. Non installiamo tutto: attiviamo quello che serve, quando serve. Il resto resta lì, pronto per quando crescerai.
Ogni tessera porta a una pagina che racconta cosa fa davvero quel modulo, come lo configuriamo e che ordine di grandezza ha il progetto.
Quali moduli servono a te?Odoo e le alternative,
dette per nome
Non esiste il gestionale migliore in assoluto: esiste quello giusto per una certa azienda in un certo momento. Qui sotto c’è dove, secondo noi, gli altri vincono — e dove vince Odoo. Sono opinioni nostre, maturate sui progetti, non verità.
SAP
S/4HANA è lo standard delle multinazionali, e per una buona ragione: profondità funzionale e processi che reggono complessità enormi. Business One copre la fascia media. Il prezzo è lo sforzo di implementazione — sotto una certa dimensione il rapporto fra quello che paghi e quello che effettivamente usi non torna. Odoo arriva a un risultato paragonabile con un ordine di grandezza di sforzo in meno. A chi ha davvero i requisiti di SAP, però, lo diciamo.
Microsoft Dynamics 365 Business Central
Prodotto solido, ed è la scelta più naturale per un’azienda che vive già dentro l’ecosistema Microsoft, dall’identità aziendale a Excel. Il conto però si compone per strati: la licenza base è il punto di partenza, e i verticali di settore arrivano dai partner con i loro canoni. Odoo tiene più cose dentro la scatola di partenza, e questo si vede al terzo anno più che al primo.
Zucchetti, TeamSystem e i gestionali italiani
Sul fisco e sul lavoro sono avanti, e non li battiamo: paghe, dichiarativi e adempimenti sono il loro mestiere da decenni. Sono però nati attorno alla contabilità, e si vede appena si sale verso i processi operativi — produzione, commesse, commerciale — dove spesso servono moduli separati che tornano a essere pezzi da collegare. La combinazione che proponiamo più spesso, infatti, è Odoo sui processi e il verticale italiano sulle paghe, integrati.
Salesforce, HubSpot e il best-of-breed
Presi uno per uno sono migliori di Odoo nel loro dominio: chi vive di marketing automation lo sa bene, e noi non sosteniamo il contrario. Il punto non è il singolo strumento, è quanti ne hai. Da tre in su il costo si sposta silenziosamente dai canoni ai connettori e al disallineamento dei dati. Se hai già un CRM integrato e funzionante, ti diciamo di tenerlo.
Due voci separate:
licenze e progetto
Le licenze si pagano a Odoo, il progetto a noi. Sono ordini di grandezza dichiarati, non un listino: la cifra vera esce dall’assessment ed è la prima cosa che mettiamo per iscritto, insieme a cosa si risolve con lo standard e cosa richiede sviluppo.
Si pagano direttamente a Odoo S.A., a utente e al mese, non a noi. Una singola applicazione è gratuita e senza limite di utenti; dalla seconda in poi serve una licenza, che però comprende tutte le app. L’ordine di grandezza è di qualche decina di euro per utente al mese, e il listino è pubblico.
Automazioni su un flusso, dashboard e reportistica, integrazioni puntuali. È la porta d’ingresso: serve a vedere come lavoriamo prima di impegnarsi su un progetto grande.
CRM oppure Risorse umane, in 4–8 settimane. Perimetro fisso, scope dichiarato prima di partire, formazione compresa.
Vendite e acquisti, magazzino e logistica, produzione, contabilità e controllo, migrazione dati e formazione. È il progetto full Odoo per un’azienda manifatturiera.
Quando Odoo
non è la scelta giusta
Un assessment che finisce sempre con un sì non è un assessment. Questi sono i casi in cui, in tutta onestà, conviene guardare altrove — o guardare Odoo solo per una parte del perimetro.
Hai già un ERP che funziona
Se il gestionale attuale regge, è aggiornato e le persone lo sanno usare, cambiarlo è un costo senza un beneficio. Il momento giusto arriva quando smette di reggere, e di solito in azienda si sente prima di poterlo dimostrare.
Ti servono i cedolini
Le paghe italiane Odoo non le fa, e non ha senso forzarlo. Restano al consulente del lavoro o a un verticale, e si integrano. Presenze, ferie, note spese, valutazioni e firma digitale invece sì, e li facciamo spesso.
Il problema è la schedulazione fine
Se il cuore della questione è sequenziare a capacità finita su decine di macchine con vincoli di attrezzaggio, serve un APS o un MES. Odoo dialoga con quei sistemi e ne raccoglie i risultati, ma non è quello.
Il magazzino è un WMS vero
Radiofrequenza spinta, logiche di ubicazione e di onda complesse, migliaia di righe al giorno: sopra una certa soglia serve un WMS dedicato. Sotto quella soglia il magazzino di Odoo fa il suo lavoro molto bene.
Sei in un settore molto normato
Farmaceutico, dispositivi medici, aerospazio: i requisiti di validazione e tracciabilità possono superare quello che si copre con lo standard, e lì ogni personalizzazione costa il doppio perché va anche convalidata.
Vuoi replicare l’esistente identico
Se il requisito è «deve fare esattamente quello che facciamo oggi», il progetto diventa una lunga personalizzazione e il vantaggio di Odoo sparisce. In quel caso non è lo strumento a essere sbagliato: è il momento.
Quattro passi,
il primo è gratuito
Non arriviamo con una demo: arriviamo con delle domande. Chi fa l’analisi è poi la stessa persona che implementa — nessun passaggio di consegne, un referente unico dall’assessment al go-live.
Assessment di fattibilità
Gratuito, 1–2 settimane. Mappiamo i flussi reali con chi il lavoro lo fa, non con chi lo racconta. Ne esce un quadro delle priorità che resta a te anche se poi non lavoriamo insieme.
Demo sui tuoi flussi reali
Odoo configurato sui tuoi casi concreti, con i tuoi documenti e le tue anagrafiche. Non la demo standard con i dati di fantasia, che non dimostra niente.
Proposta
Perimetro, tempi e prezzo definiti. Dichiariamo prima cosa si risolve con lo standard e cosa richiede sviluppo, perché è lì che i progetti ERP si rompono.
Delivery e affiancamento
4–8 settimane per area. Rilasci per aree, formazione sul campo, e un team interno che alla fine se la cava da solo. L’autonomia è un obiettivo di progetto, non un accessorio.
Le domande
che ci fanno sempre
Sono le domande vere che riceviamo in assessment, con le risposte che diamo di persona.
Partiamo da come lavori oggi
L’assessment di fattibilità è gratuito e senza impegno. Se Odoo non è la risposta giusta per te, te lo diciamo — e ti lasciamo comunque un quadro chiaro delle priorità.